giovedì 9 aprile 2020

Non son cieca non son sorda...


Subito dopo la fine della seconda guerra molti italiani erano emigrati al nord o all'estero in cerca di lavoro, alcuni del paese emigrarono in Belgio nelle miniere di carbone.

Uno di questi era Tobia che si era sposato con la Lina nel 1949. Avevano 22 anni tutti e due ma, dopo la guerra, il lavoro scarseggiava e quindi aveva deciso di emigrare. La Lina era rimasta sola nella piccola casa.

Dal Belgio a Lina arrivavano lunghe lettere d'amore dove Tobia gli racontava le sue giornate e la tristezza della lontananza. Ogni tanto gli arrivava qualche soldo con un vaglia.

Nei primi due anni era tornato solo due volte e per pochi giorni, per le feste di Natale. Lina era una bella donna, formosa e allegra nonostante la vita da sola non fosse quello che aveva sperato.

Faceva la perpetua al nuovo parroco, dopo che il vecchio era andato in pensione e tornato nella sua Belluno e la vecchia perpetua, che era sua zia, era morta.

Il nuovo parroco si chiamava Filippo e per tutti i paesani era Don Pippo. Era veneto e giovane, sui 30 anni. Alto, un bel ragazzo la lunga tonaca nera e berretta a tricorno in tesa. Gli avevano assegnato quella parrocchia dispersa sui monti ma a lui piaceva la montagna e quindi ne era felice.

Abitava in una piccola casa dietro la chiesa, quattro stanze e accanto un'altra casa che era l'oratorio. Lina andava la mattina presto a servizio dal prete, puliva la casa, gli faceva il bucato, stirava i panni asciutti.

A mezzogiorno preparava il pranzo per lei e il parroco visto che il sagrestano tornava dalla moglie. Si sedeva a tavola con Don Pippo, e dopo al preghiera di ringraziamento mangiavano.

Ogni tanto Don Pippo gli leggeva le lettere di Tobia perché Lina non sapeva leggere ne scrivere. Ma Don Pippo saltava i passi della lettera dove Tobia descriveva per filo e per segno cosa avrebbe fatto a Lina se fosse stato a letto con lei.

Don Pippo cercava di mascherare l'imbarazzo ma le scene descritte da Tobia gli procuravano un turbamento e un sudore copioso che tamponava con un grande fazzoletto.

Dopo pranzo il parroco tornava in chiesa o all'oratorio per svolgere le sue funzioni e Lina continuava a fare i lavori di casa fino all'ora di cena con Don Pippo. Poi Lina tornava a dormire a casa sua.

La Lina era sempre vestita di nero, una specie di vedovanza per suo marito lontano. Un giorno mentre puliva i lampadari su una piccola scala perse due bottoni sul davanti e il seno prosperoso fasciato da un reggiseno bianco spiccava sul nero.

Scese e con un paio di spille da balia cercò di richiudere il vestito poi risalì sulla scala nel mentre entrava Don Pippo che si trovò davanti le cosce, fasciate da calze nere della Lina e urtò la scala con la porta.

La Lina barcollò sulla scala e cadde addosso a Don Pippo. Franarono in terra tutte e due Don Pippo sdraiato sul pavimento e il prosperoso seno della Lina, saltate le spille da balia, avvolse il viso di Don Pippo.

L'imbarazzo aumentò quando Lina si accorse che il povero Don Pippo aveva un'erezione. 

"Non son cieca non son sorda, questa è ciccia non è corda..."

La Lina tentò di alzarsi ma Don Pippo  si avvinghiò come un polpo allo scoglio.

E la passione ebbe il sopravvento sul voto di castità di Don Pippo e il digiuno di Lina. Finita la funzione non proprio religiosa i due si guardarono, mentre si rivestivano, senza dire una parola.

Per un paio di giorni cercarono di ignorarsi ma ormai la passione era manifesta e Lina iniziò a dormire a casa di Don Pippo e ovviamente in paese iniziarono le dicerie.

La chiesa iniziò a spopolarsi, alle messe c'erano solo due o tre vecchiette. 

Passò qualche settimana poi una delegazione di paesani più bigotti di altri andò dal Vescovo. Illustrarono la  situazione e chiesero un intervento dell'autorità ecclesiastica con l'allontanamento di Don Pippo. 

Al povero Vescovo, imbarazzato dai racconti anche un pò gonfiati dei paesani, che si inventarono anche che La Lina e Don Pippo avevano fatto l'amore sul campanile e nel cimitero, non restò che convocare il povero parroco.

Ma nel frattempo Lina e Don Pippo erano scappati verso il paese di lui, in Veneto. Pippo abbandonò la tonaca e visse con la Lina per tutta la vita. 

E Tobia? Suo fratello gli scrisse un telegramma che diceva così: "La Lina è scappata con il prete - stop - Torna prima che puoi - stop"

Tobia tornò dal Belgio dopo un paio di mesi dalla fuga della moglie. Rimase un paio di settimana e sentiva, quando passava per le strade del paese, le risatine e vedeva gli ammiccamenti al suo indirizzo.

Al bar gli dicevano che non era colpa sua ma di quella poco di buono della Lina: "E' sempre stata una poco di buono"... "Non dovevi sposarla!". Lui rimaneva in silenzio, li guardava, beveva il caffè e usciva.

"Spesso la gente da buoni consigli..."

Diede incarico al fratello di vendere la sua casa e tornò in Belgio. Lavorava nella miniera di carbone di Blegny e, quello che non sapeva la Lina e i paesani era che già da qualche anno, prima del misfatto della Lina e Don Pippo, viveva con una belga, Martine, da cui aveva avuto un figlio. 






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