sabato 19 settembre 2020

Colombi


Piero e la Lina erano vicini di casa. Piero era nato un anno prima della Lina ma tutte e due lo stesso giorno, il 29 settembre. E festeggiavano il compleanno insieme così', come insieme, erano cresciuti.
Piero era un ragazzino robusto, occhi verdi, capelli rossi e lentiggini, una spanna più alto della Lina che era  rotondetta e un caschetto di capelli neri, come gli occhi.

Piero era in quinta e la Lina in quarta alle elementari e, dopo la scuola, passavano molti pomeriggi facendo lunghe camminate nei boschi intorno al paese. 

Una volta avevano trovato un uccellino caduto dal nido e lo avevano portato a casa, mettendolo dentro una scatola dalle scarpe e imboccandolo con un piccolo legnetto.

Era un piccolo merlo e quando era stato in grado di volare lo avevano liberato. E a volte mettevano qualche briciola sul davanzale e lui, o almeno quello che loro dicevano essere lui, tornava a beccare.

Tra Piero e Lina c'era un rapporto forte, profondo. Il fatto di essere cresciuti uscio a uscio, di festeggiare il compleanno lo stesso giorno li aveva portati a non poter fare a meno uno dell'altro.

La sera, prima di dormire si salutavano delle finestre delle loro camerette senza dire parole ma solo mandandosi un bacio con due dita sulle labbra.

La mattina quando andavano a scuola camminavano mano nella mano e anche quando si dovevano separare per andare ognuno nella sua aula lui la baciava sulla fronte.

I loro compagni li chiamavano "I colombini" prendendoli in giro e mimando il lancio dei baci ma Piero, che era il più alto della sua classe, li guardava serio e loro smettevano subito.

I loro genitori erano contenti di quel rapporto così semplice ma profondo. In fondo non facevano nulla di male se non condividere le loro giornate.

Nel bosco, sotto il paese, c'era anche la casetta del nonno di Piero. Il nonno ci teneva qualche coniglio e nei campi coltivava patate e granturco.

Quella casetta era il loro rifugio e gli piaceva rimanere su, nel fienile, sdraiati fianco a fianco e mano nella mano a recitare filastrocche.

Quando il sole iniziava a colorare di rosa la cima del monte tornavano con il nonno a casa.

Vicino alla casetta scorreva il torrente che scendeva dalle cave e Piero e Lina a volte andavano a divertirsi cercando girini o facendo barchette con le foglie di castagno.

Quel giorno d'estate andarono sul torrente, in un posto che i paesani chiamavano Pozzo del bandito dove l'acqua formava una grande pozza prima di scendere in una piccola cascata.

Il nome dice che derivasse da un bandito che viveva in una grotta sotto la cascatella e che usciva quando qualche viandante passava di lì derubandolo dei pochi averi.

In quel punto il letto del torrente era fatto di piccoli sassi bianchi rotondeggianti, le marmoline, come le chiamavano quelli che le raccoglievano e le rivendevano al piano per ornare i giardini delle ville.

Piero e Lina arrivarono al Pozzo e si misero a camminare sulla sponda cercando i girini. Si divertivano, con un piccolo rametto, a smuovere l'acqua e vederli nuotare freneticamente.

I sassi di quel torrente erano umidi, con una leggera patina di muschio scivoloso e a un certo punto Lina scivolò cadendo malamente e battendo la testa in un grosso sasso.

Piero si lanciò immediatamente nel pozzo per cercare di afferrarla mentre la corrente la portava verso il balzo della cascatella.

Ce la fece ad afferrarle la mano mentre urlava il suo nome...e poi fu il buio.

Li ritrovarono la sera alla luce delle lampade dopo che non erano tornati a casa e tutto il paese si era mobilitato alla ricerca.

Li trovarono più giù della cascata, la corrente li aveva trascinati a valle. Erano in un altra pozza, riversi a faccia in giù e ancora mano nella mano.

Lina aveva un taglio in fronte mentre Piero non aveva nessun segno visibile ma dopo videro che aveva un grosso livido all'altezza del cuore.

I paesani li portarono su, verso il paese mentre i loro genitori sulla piazza urlavano di dolore e qualcuno cercava, invano di trattenerli.

La scena era durissima, le urla dei genitori, il silenzio dei paesani, le fiaccole e le lampade che rischiaravano debolmente quella nera notte. 

Li seppellirono accanto, nella stessa tomba, in due piccole bare. I paesani vollero donare una lapide di marmo bianchissimo su cui fecero incidere Piero e Lina e le date di nascita e di morte.

I loro compagni di scuola andarono sul torrente insieme ai genitori e ognuno di loro prese un piccolo sasso bianco. Lo portarono nel piccolo cimitero e li misero allineati formando un cuore sulla terra della piccola tomba.

Quel pozzo da allora si chiama il Pozzo dei Colombi e c'è chi dice che nelle notti di luna piena da sotto la cascata escono due colombi bianchissimi e volano via affiancati.


Quali colombe, dal disio chiamate,
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere, dal voler portate...

Dante, Divina Commedia - Canto V