lunedì 31 agosto 2020

Tra i francesi che si incazzano...


La prima auto elettrica italiana fu inventata nel 1891 e come molti non sapranno l'auto vide la luce in Garfagnana, ideata da un garfagnino D.O.C: il conte Giuseppe Carli di Castelnuovo. 
Sembrerà strano che nella dimenticata terra di Garfagnana, fatta di contadini, pastori e monti sia nata un'idea talmente innovativa e all'avanguardia anche per il nostro tempo,ma è proprio così. 

Già nel 1853 la provincia di Lucca con Barsanti e Matteucci aveva già dato il suo ottimo contributo all'industria automobilistica con l'invenzione del motore a scoppio, ma anche la Garfagnana volle dire la sua nella persona del Conte Carli che aveva già intuito in questa idea molte cose positive. 

Si è spesso portati a pensare che l'auto elettrica sia frutto delle preoccupazioni ecologiche dei giorni nostri, ma invece la storia del motore combustibile e di quello elettrico corrono di pari passo sin dagli albori. 

Infatti i motori delle prime auto erano rumorosi e di difficile funzionamento e il combustibile ricavato dal petrolio puzzava e imbrattava le strade a tal punto da spingere gli inventori a cercare qualcosa di meno inquinante.

Ed ecco così entrare in scena Giuseppe Carli nato a Castelnuovo Garfagnana il 27 febbraio del 1854, quarto figlio del conte Luigi ( n.d.r:il titolo nobiliare gli fu elevato dal duca Francesco IV di Modena nel 1815) e di Paolina Vittoni, unico maschio, conseguì gli studi classici e si laureò a Pisa in Giurisprudenza.

Giuseppe si sposò poi con Elmira Bacci di Livorno appartenete ad una ricca famiglia ed ebbe tre figli. 

Prima di essere inventore fu un vero precursore nei vari campi della vita, fu uno dei fondatori del C.A.I (club alpino italiano) della Garfagnana, fu fra l'altro ancora co-fondatore del giornale "Il Corriere della Garfagnana", ma sopratutto il suo contributo fu  fondamentale per lo sviluppo industriale della valle, fra le molte altre intuizioni (una teleferica lunga 5 km per trasportare legname in Versilia e l'elettrificazione della cittadina garfagnina) fu grazie al suo intervento e ai suoi capitali che fu creato in Castelnuovo la Fabbrica dei Tessuti (che con gli anni sarà poi conosciuta come "Manifattura Tessile Valserchio") e proprio in questi stabilimenti vide la luce la prima auto elettrica italiana se non anche una delle prime al mondo, in collaborazione con l'ingegner Boggio (direttore dello stabilimento tessile).

Non si trattava proprio di un'auto ma bensì di un triciclo biposto,simile a quello dei bimbetti, solo che carico di batterie pesava ben 140 Kg e il suo motore sviluppava un cavallo di potenza. 

Il veicolo venne realizzato fra il 1890 e il 1891 coronando il sogno di un mezzo automatizzato da anteporre al vapore e al petrolio. 

Tale veicolo aveva la prerogativa di essere totalmente elettrico. Il conte Carli brevettò così questo prodotto con lo scopo di produrre in breve tempo la sua realizzazione in serie.

Come detto era su tre ruote,fatto con tubi d'acciaio,piccolo,lunghezza 1,80 m e largo 1 metro e 20 centimetri, per 140 chili di peso,la sua batteria era custodita da dieci piccoli accumulatori per avere 10 ore di autonomia,un dispositivo di inversione della rotazione consentiva addirittura la marcia indietro. 

A scopo di promozione, tale meraviglia fu iscritta nientepopodimeno che alla prima vera gara automobilistica del mondo, la Parigi- Rouen del 22 luglio 1894,si iscrissero 102 partecipanti,tra di essi un solo italiano, un garfagnino, il conte Giuseppe, che credeva tanto nel suo progetto che volle presentare al mondo nel modo più eclatante possibile.

L'auto fu fermata clamorosamente alla frontiera francese e a causa di una montagna di scartoffie varie da mettere insieme, la dogana bloccò la macchina fino all'indomani dell'eliminatoria. 

Non ci fu niente da fare il garbuglio di cartacce doganali non si sciolse nemmeno quando Carli telegrafò ad amici influenti di Roma, né gli furono d'aiuto le autorità consolari. 

Doveva rodersi il fegato a vedere il suo cavallo elettrico impantanato nella palude della burocrazia.A guidarla sarebbe stato il conte Giuseppe in persona, che avrebbe avuto come tecnico il suo fido Francesco Boggio. 

I francesi ci sbeffeggiarono è bene dirlo senza mezzi termini e tale Gilbert Lecat in un articolo dell'epoca apparso su "Le distrebuteur automobile" accenna alle disavventure del nostro concittadino con'ironia e direi con un pizzico di cattiveria: 

"Carli fu salvato dalla nostra ineffabile amministrazione francese e infatti può ringraziare la Francia se sia il pilota (Carli) che la macchina hanno evitato sicuramente una pessima figura davanti a tutta Europa". 

Eppure all'epoca il veicolo del conte garfagnino era stato accolto con entusiasmo, tanto che il giornale milanese "L'elettricità", nel 1895, esprimeva così la sua delusione per l'esclusione dalla gara del triciclo di Carli: 

"Tutti coloro che hanno preso interesse al concorso di vetture automotrici promosso l'anno passato dal 'Le petit journal' e che si ripeterà anche in quest'anno, ricorderanno parimenti con qual disappunto si sia appreso che la sola vettura elettrica inscritta, quella costruita a Castelnuovo Garfagnana, fosse alla dogana proprio al momento in cui essa avrebbe dovuto percorrere le vie di Parigi. 

Il grido fu unanime... Come, l'elettricità non avrà in tal modo rappresentanti da opporre al petrolio e al vapore?". 

Sulla stessa linea era anche la rivista inglese "Locomotion" che pubblicava in copertina il disegno "del veicolo Carli" così chiamato, definendolo "migliore dei veicoli a vapore e a petrolio". 

Il "Corriere della Garfagnana" del 1891 fornisce una descrizione dettagliata del mezzo brevettato in quell'anno dal Ministero d'Agricoltura e Commercio dicendo che: "...è un veicolo elettrico leggerissimo. Con questo mezzo di trazione si possono percorrere le strade con una velocità straordinaria per parecchie ore di marcia secondo lo stato di esse". 

La velocità straordinaria a cui si fa riferimento sfiorava i 15 chilometri orari, una prestazione di tutto rispetto se si pensa che l'auto del vincitore della Parigi- Rouen del 1894 (n.d.r: il conte Jules de Dion) faceva al massimo 22 chilometri all'ora. 

Dopo la brutta esperienza in terra di Francia la vita del Conte Carli prese una brutta piega.Si presentò dapprima alle elezioni politiche del 1892 alla Camera dei deputati dove venne eletto, ma ad un anno e sette mesi dalla elezione (1894) le votazioni furono dichiarate nulle per sospetto di brogli ed egli decaduto come deputato. 

Di lì cominciò una rovinosa discesa, dovuta si dice a quella funesta entrata in politica.L'istituto bancario di cui era proprietario (n.d.r:il Banco di Sconto, poi Banco Carli) fu coinvolto in una grave crisi, i cittadini che avevano depositato i risparmi dentro la banca, ritirarono i loro soldi. 

Subissato da creditori e da procedimenti giudiziari fu aperta una procedura fallimentare che si concluse con la bancarotta totale nell'11 febbraio 1895 con tutti i beni del Carli venduti all'asta. 

Finì così anche il sogno della macchina elettrica che sparì in un cassetto. Di tale veicolo rimase solamente una documentazione fotografica, il mezzo andò perduto per le varie vicissitudini del disgraziato Conte.

Ma il suo progetto è bene sottolinearlo è stato poi ripreso e realizzato nuovamente e fedelmente nel 2009 dagli studenti dell'Istituto I.P.S.I.A Simoni di Castelnuovo. 

Tornando al conte Giuseppe Carli o meglio al "signor Conte" come era chiamato, morì a Livorno nel 1913. Aveva 59 anni.