sabato 26 settembre 2020

La gallina d'oro


In paese c'erano molte leggende e storie fantastiche che venivano raccontate nelle sere d'inverno attorno al fuoco del camino. Ma una di queste storie per i paesani aveva un fondo di verità. La storia raccontata da sempre era quella della "Gallina d'oro e dei suoi dodici pulcini" che si raccontava fosse stata sepolta in un bosco vicino al paese. 
Prima di andare avanti nella storia bisogna sapere che nel museo del Duomo di Monza è conservata la “Pitta teodolindea”, insieme alla “Corona ferrea”, raffigurante una chioccia e sette pulcini intenti a beccare dal suolo. 

Pitta o pita equivale a “gallina”, termine di derivazione onomatopeica che allude al picchiettare il terreno in cerca di vermi e semi, mentre il proverbio raccomanda: “Fa nijnta la pita, non fare la chioccia”.

In merito ai sette pulcini, tanti ne contiamo adesso, c'è chi asserisce che questa gallina con corteggio di dodici pulcini, è opera commissionata dalla regina Teodolinda e risalirebbe al VI-VII secolo. 

Altri sostengono che la manifattura denunci una lavorazione bizantina o magnogreca, suffragata dal fatto che la gemma dell'occhio sinistro presenta incisa la figura di un guerriero, prodotto alessandrino del II-IV secolo, castone di un anello o sigillo.

I longobardi, che occuparono la Manduria tarantina, inglobata nel Ducato di Benevento, si sarebbero appropriati della preziosa oreficieria trasferendola a Monza. 

Ci sono anche interpretazioni che associano i pulcini all'immagine dei dodici apostoli raccolti attorno a Cristo. Il Vangelo offre uno spunto in Luca 13,31-35 laddove leggiamo che Gesù esclama:

“Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho dovuto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto”. 

In paese si narrava che in un bosco di castagni, nella località Casali, c'erano i ruderi di Curiceta, quello che era stato il primo insediamento, risalente al Neolitico prima che il paese fosse distrutto, nel trecento, da Castruccio Castracani e fosse ricostruito poco lontano. 

Nei castagneti si individuano i ruderi di Curiceta, con piccoli terrazzamenti in pietra a secco, e lì si trova il "focolare" una grande pietra piatta che sporge da terra ed è circondata da una serie di pietre allineate dove, molto probabilmente, era acceso un fuoco. 

Poco sopra il focolare, protetto da un alto muro in pietra a secco, si trova un trono/altare scolpito in un unico blocco di pietra e consiste in uno schienale e una superficie di appoggio orizzontale.

Dal lato sinistro, ci sono dei piani inclinati che scendono e al di sotto di questi si trova un solco verticale. Sul trono/altare venivano probabilmente eseguiti dei sacrifici con il sangue che poteva scorrere fino alla base lungo tutto il lato sinistro fino al solco.

Il focolare potrebbe essere stato usato per bruciare le carcasse o forse solo alcuni organi dei sacrifici. 

Ed è lì, a Curiceta, che la leggenda paesana tramanda la leggenda di una gallina d'oro con gli occhi e il becco fatti di gemme preziose e sepolta con una preziosa covata di dodici pulcini, ancora da disseppellire.

E forse la leggenda si rifà a quella gallina d'oro conservata a Monza. Ci avevano provato in molti del paese a cercarla, armati di pale e piccoli, ma con nessun risultato.

C'era chi diceva che quando c'era la luna piena la gallina usciva allo scoperto assieme alla covata d'oro che mai l'abbandona, ma nessuno riesce a catturare il tesoro perché la chioccia mena feroci beccate.

Qualcuno giurava di averla vista, qualcun'altro che la gallina con i suoi pulcini usciva solo da suo nascondiglio, vicino al trono/altare solo la notte del solstizio d'estate e allora tanti paesani andavano quella notte ad aspettarla in vano.

Quel tesoro faceva gola a molti, fantasticavano di cosa avrebbero fatto di tutto quell'oro e quelle gemme e di come gli sarebbe cambiata la vita.

E attorno al fuoco del camino si intrecciavano i sogni della povera gente mentre fuori, nel bosco, alla luce della luna, una gallina d'oro con i suoi dodici pulcini continuava ad essere leggenda.

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La vita sa confondere le sue tracce, e tutto del passato, può diventare materia di sogno, argomento di leggenda.
(Giorgio Bassani)